GUERRA E PACE IN KURDISTAN – ABDULLAH ÖCALAN PDF

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Guerra e Pace in Kurdistan
Prospettive per una soluzione politica della questione curda

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CARTA DEL CONTRATTO SOCIALE DEL ROJAVA

Prefazione:

Noi popoli che viviamo nelle Regioni Autonome Democratiche di Afrin, Cizre e Kobane, una confederazione di curdi, arabi, assiri, caldei, turcomanni, armeni e ceceni, liberamente e solennemente proclamiamo e adottiamo questa Carta.
Con l’intento di perseguire libertà, giustizia, dignità e democrazia, nel rispetto del principio di uguaglianza e nella ricerca di un equilibrio ecologico, la Carta proclama un nuovo contratto sociale, basato sulla reciproca comprensione e la pacifica convivenza fra tutti gli strati della società, nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, riaffermando il principio di autodeterminazione dei popoli.
Noi, popoli delle Regioni Autonome, ci uniamo attraverso la Carta in uno spirito di riconciliazione, pluralismo e partecipazione democratica, per garantire a tutti di esercitare la propria libertà di espressione. Costruendo una società libera dall’autoritarismo, dal militarismo, dal centralismo e dall’intervento delle autorità religiose nella vita pubblica, la Carta riconosce l’integrità territoriale della Siria con l’auspicio di mantenere la pace al suo interno e a livello internazionale.
Con questa Carta, si proclama un sistema politico e un’amministrazione civile fondata su un contratto sociale che possa riconciliare il ricco mosaico di popoli della Siria attraverso una fase di transizione che consenta di uscire da dittatura, guerra civile e distruzione, verso una nuova società democratica in cui siano protette la convivenza e la giustizia sociale.

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CONFEDERALISMO DEMOCRATICO – ABDULLAH ÖCALAN PDF

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Confederalismo Democratico

In questo opuscolo Abdullah Öcalan sviluppa in modo sistematico il suo progetto politico, il confederalismo democratico nato dall’incontro con le teorie libertarie ed ecologiste di Murray Bookchin. Ad una critica fondamentale dello stato nazione segue una descrizione della sua possibile alternativa, una autonomia democratica transnazionale dal basso.

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MARCOVINICIO

Marcovinicio è un uomo di montagna, ne conosce i silenzi e li sa interpretare; è consapevole dei pericoli e li sa superare con sicura leggerezza. Marcovinicio vive e dipinge a Domodossola, parla con le montagne e cammina a piedi. «Sono un pittore. Un pittore che vive in un mondo in cui è sempre più arduo essere tale. Non ho problemi a dichiararmi un uomo di principio, di forza, di determinazione. Un uomo del sacrificio, consapevole che attraverso questo percorso si possa uscire dal mondo contemporaneo dell’apparenza: un mondo inabissato nell’indifferenza e nella superficialità. Non ho paura di essere diverso, senza mai essere “strano”. Sono diverso perché normale: oggi la cosa più strana è proprio la normalità. Mi piace definirmi un uomo di principio e dai forti valori radicati nella tradizione, punto di partenza per muoversi verso ogni orizzonte. Oggi penso che sia un errore della contemporaneità credere che l’arte debba competere con la tecnologia o con la scienza. L’arte compete solo con se stessa. Insomma mi definisco un antimoderno. L’esigenza di ritrovare, oggi più che mai, dei segni chiari nell’arte mi ha spinto ad attraversarne la storia nella ricerca necessaria della Tradizione. La continua trasformazione dell’arte può essere garantita solo dalla coscienza della Tradizione».

EMILIO ISGRO

Emilio Isgrò nasce a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) nel 1937, e si trasferisce a Milano nel 1956. Pubblica in quell’anno la raccolta poetica Fiere del Sud: fin dagli esordi, infatti, accompagna la produzione artistica con l’attività di scrittore e poeta. Nel 1964 realizza le prime Cancellature, enciclopedie (quella per antonomasia, la Treccani) e libri completamente cancellati, con i quali contribuisce alla nascita e agli sviluppi della Poesia Visiva e dell’Arte Concettuale. Nel 1972 è invitato alla XXXVI Biennale d’Arte di Venezia, a cui parteciperà anche nel 1978, nel 1986 e nel 1993. Nel 1977 riceve il primo premio alla XIV Biennale d’Arte di San Paolo del Brasile. Nel 1979 alla Rotonda della Besana di Milano presenta l’installazione Chopin, partitura per 15 pianoforti. Nel 1992 partecipa alla collettiva The artist and the book in twentieth-century Italy organizzata dal MoMA di New York e nel 1994 a I libri d’artista italiani del Novecento alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Nel 1998 dona al suo paese natale il gigantesco Seme d’arancia, emblema di vita e di fecondità, simbolo di rinascita sociale ed econo- mica dei paesi mediterranei. Nel 2001 inaugura l’antologica Emilio Isgrò 1964-2000 nel complesso di Santa Maria dello Spasimo a Palermo. Nel 2008 il Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” di Prato ospita l’importante retrospettiva Dichiaro di essere Emilio Isgrò. Nel 2014 il suo autoritratto del 1971 dal titolo Dichiaro di non essere Emilio Isgrò entra nella collezione permanente della Galleria degli Uffizi. Oggi l’artista vive e lavora a Milano.

 

ERNESTO TATAFIORE

Ernesto Tatafiore è nato a Napoli nel 1943 dove vive e lavora.

Nel 1969 presentò la sua prima personale nella galleria di Lucio Amelio; già in quell’occasione Achille Bonito Oliva definì il suo lavoro “neo-illuministico”, in quanto teso a indicare un legame etico tra l´arte e la storia.

Le sue opere sono spesso abitate da eroi (Robespierre, Mozart, Maradona, Danton, Masaniello, la Virtù, la Libertà) oppure narrano di grandi eventi storici o di permanenti vicende dell’umanità, che l’artista però libera dal racconto logico-consequenziale del romanzo storico per inserirli in un contesto rappresentativo che ricorda le modalità associative del sogno o il flusso continuo e non organizzabile della vita. L´unità perduta sul piano narrativo si recupera a livello strutturale.

I dipinti di Tatafore hanno, infatti, sempre esibito un tratto molto leggero e veloce (spesso incorporando una serie di frasi, di scritte, di assurdità e paradossi, di giochi di parole quasi duchampiani) nel tentativo di costruire una rappresentazione che scaturisca simultaneamente, senza mediazioni, dalla realtà percepita.

 

MIMMO PALADINO

Mimmo Paladino nasce a Paduli (Benevento) nel 1948 e lavora oggi tra la sua terra d’origine e Roma. È uno dei rappresentanti più affermati della Transavanguardia, movimento teorizzato nel 1980 dal critico Achille Bonito Oliva che esplode nella sezione “Aperto” della Biennale di quell’anno: gli artisti rivendicano un ritorno alla pittura a scapito della smaterializzazione voluta dal Minimalismo e Concettualismo. L’esperienza di Paladino si evolve negli anni Ottanta unendo al linguaggio astratto una rinnovata attenzione per il figurativo. Nel 1964, visitando la Biennale di Venezia, riceve una forte impressione dagli artisti Pop americani. Attraverso densi riferimenti al mito e sviluppando immagini archetipiche postula un’arte dal sapore arcaico, mediterraneo, onirico, che ha come perno il tema della memoria e del frammento. Le sue statue sono icone, maschere antiche, geometrizzanti, quasi un alfabeto di segni che tornano in maniera ciclica. Memorabile resta la sua installazione Montagna di sale a piazza del Plebiscito a Napoli, degli anni 90, con figure umane di guerrieri e i grandi cavalli rovesciati dentro il cumulo bianco. Paladino si dedica, oltre che alla pittura e alla scultura, anche all’incisione: l’acquaforte, l’acquatinta, la linoleografia, la xilografia.