SFIDARE IL PRIVILEGIO: SOLIDARIETA’ E AUTORIFLESSIONE

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(8 maggio 2016)La solidarietà non è carità a senso unico praticata da attivisti privilegiati, ma un processo multidimensionale che contribuisce all’emancipazione di tutti i soggetti coinvolti. L’autrice desidera ringraziare gli attivisti internazionalisti in Rojava, gli attivisti Kashmiri e Tamil, gli anarchici greci e in particolare Hawzhin Azeez per le loro reazioni, senza le quali l’articolo non sarebbe stato valido che a metà. Un uomo tedesco non si lascia impressionare dal progetto di democrazia di base del Rojava perché ha visto qualcosa di simile decenni fa in America Latina. Una donna francese rimprovera le donne curde per una mancanza di preparazione per la sua visita, in quanto non sarebbero così organizzate come le donne afgane che lei ha osservato nel 1970. Una persona passa da interno alla rivoluzione del Rojava dopo un viaggio di una settimana e senza avere accesso ai media e alla letteratura in una qualsiasi lingua mediorientale, ma la sua opinione è considerata come più legittima e autentica di quella delle persone in lotta.

Che cos’hanno in comune le esperienze di queste persone?
Tutte mostrano interesse e impegno sinceri, e i loro sforzi meritano il credito dovuto. Ma c’è qualcosa in più: l’elemento alla base di un sistema che permette alle persone di completare l’”equipaggiamento” del turismo rivoluzionario – negli ultimi dieci anni in particolare in Palestina e in Chiapas, ora in Rojava. Questo elemento è qualcosa che i rivoluzionari dovrebbero attivamente mettere in discussione: il privilegio. Per fare chiarezza dall’inizio: come chi scrive principalmente per un pubblico internazionale, facilita la comunicazione e incoraggia le delegazioni in Kurdistan, appartengo a chi fondamentalmente apprezza un tale scambio e lavoro. Ma le persone che si dichiarano solidali e che si trovano nella posizione privilegiata che permette loro di viaggiare e di essere ascoltate hanno l’obbligo morale di usare questo privilegio per il meglio. L’intenzione di questo articolo è quello di contribuire a una discussione sui problemi che emergono quando in nome della solidarietà vengono stabilite relazioni gerarchiche.

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